Serendipity

 Nel 1956 Vivian lascia New York e si trasferisce nel North Shore di Chicago, dove fa la tata per le famiglie abbienti della zona. Quando non lavora, se ne va in giro tutta sola per le strade della città ventosa a scattare foto, in genere con una Rolleiflex: persone, paesaggi urbani, se stessa. Quando non scatta foto, gira film in Super 8, registra conversazioni, archivia ritagli di giornale. Vivian è una donna eccentrica e riservatissima, accumula, accumula, scatole su scatole di negativi, rulli di pellicola, scarpe, abiti, lettere, oggetti vari, ma non mostra mai niente a nessuno.

Vivian è una donna elegante, ha origini francesi, come tradisce il suo accento, ma parla malvolentieri del passato. I bambini la adorano perché è bravissima a inventare storie.

Fra il 1959 e il 1960 gira il mondo con la Rolleiflex appesa al collo: Pechino, Manila, Bangkok, Egitto, Italia, Stati Uniti. Tornata a Chicago, continua a far la balia, per quarant’anni, 14 dei quali al servizio della stessa famiglia.

Poi, il 21 aprile del 2009, all’età di 83 anni, muore. Una vita nell’ombra.


Vivian Maier, proud native of France and Chicago resident for the last 50 years died peacefully on Monday. Second mother to John, Lane and Matthew. A free and kindred spirit who magically touched the lives of all who knew her. Always ready to give her advice, opinion or a helping hand. Movie critic and photographer extraordinaire. A truly special person who will be sorely missed but whose long and wonderful life we all celebrate and will always remember.

John Maloof è un giovane agente immobiliare di Chicago. Vive nel Northwest Side ed è presidente di un’associazione storica locale. Legge il suddetto necrologio sul sito del Chicago Tribune dopo aver googlato “Vivian Maier”. E googla “Vivian Maier” dopo aver visto questo nome scarabocchiato a matita su una busta sepolta nel fondo di una scatola. La scatola l’ha comprata all’asta un anno prima per 380 dollari, sapendo solo che conteneva dei negativi. Sperava di trovarci del materiale utile per un libro su Portage Park che si accingeva a scrivere, e invece ha scoperto uno dei più grandi fotografi di strada del Novecento.

Giovedì 17 aprile arriva in Italia un documentario che racconta tutta la storia.

 

I always felt that they would vote me “Most likely to kill everyone at a high school dance”.

Estratto di un’intervista di Jon Savage a Kurt Cobain. Sottotitoli in inglese disponibili. Trascrizione sul sito di “Blank on Blank“. Audio completo qui (solo utenti registrati).

New York, 22 luglio 1993.

 

Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa e mi illumini

Boh, a me ‘sta riforma delle province sembra proprio l’ennesima pagliacciata all’italiana. Mai una roba chiara, limpida, dai contorni definiti; scava scava, alla fine niente è come appare, nella sostanza. I renziani esultano smargiassi, mentre i giornali senza andare troppo per il sottile annunciano: “ABOLITE LE PROVINCE”. In realtà l’abolizione delle province è subordinata alla riforma del Titolo V della Costituzione: se e quando ciò accadrà lo sa solo il Padre Eterno.

Città metropolitane (?), aree vaste (??), gli elettori che contano meno di prima, consiglieri costretti a lavorare gratis fino alla fine dell’anno (nessuno morirà di fame, ok, ma a che scopo dico io, per fottere Grillo? Per placare la sete di sangue del popolino? Per risparmiare denaro pubblico, come se la ripresa economica dipendesse dal recupero di qualche spicciolo?), primi cittadini infaticabili e ubiqui che dovranno contemporaneamente amministrare comuni, partecipare alle neonate assemblee dei sindaci e sulla base del progetto di riforma del Senato fare anche i senatori (60 di loro, i più fortunati o sfortunati, secondo i punti di vista).

Già, la riforma del Senato. Pure da lì arriva puzza di marcio. A parte tutti i rilievi che si potrebbero muovere sul contesto entro cui si sta mettendo mano alla Carta (maggioranza imposta, parlamento delegittimato dalla sentenza della Consulta sul Porcellum, il PD che prende accordi con gente come Verdini, ecc.), non credo che l’immobilismo politico di questi ultimi vent’anni giustifichi la fretta di Renzi e lo autorizzi a procedere a cazzo di cane.

Il bicameralismo perfetto rallenta l’attività legislativa. Può darsi, in molti casi tuttavia è servito a rimediare in extremis alle oscene porcherie partorite dai deputati. Ammettiamo che la rallenti e che tali lungaggini procedurali siano anacronistiche e inutili. Però non facciamo passare l’idea secondo cui se in vent’anni non si sono viste riforme, se non si è vista per esempio una legge sul conflitto di interessi seria è per colpa del Senato, o del nostro assetto istituzionale o dell’ingovernabilità congenita dell’Italia. Se non si sono viste riforme è perché è mancata la volontà politica di farle.

I vaccini, di nuovo, secondo la gGente provocano l’autismo. Ora anche basta, eh?

MrChinaski:

Mi fido, mi fido.

Originally posted on BarneyPanofsky:

Ciclicamente la fuffa medica contro i vaccini torna fuori. Da qualche anno si fa forte dell’ignoranza selettiva della gGente italica: preparatissima sull’ultima velina che si tromba Balotelli (e si noti qua la finezza della nostra lingua, che ci permette di costruir frasi in cui non si capisce chi tromba chi, e purtuttavia il senso e’ compiuto e il messaggio chiaro), o sul numero di strass che compongono il nuovo< NSFW > vajazzling < /NSFW > di Belen, ma del tutto inconsapevole di capire come funziona l’immunizzazione, e di cosa sia l’autismo.

Meno male che in soccorso della gGente (esperta -ricordiamolo- di piercing sulla fava di Beckham ma poco avvezza a ragionar di micron, membrane cellulari, linfociti e immunoglobuline) arrivano oggi i potenti social media. Feisbuk in primis, dove al grido di “FATE GIRARE!!!1!11!!1!!!” o “Clicca e fai cliccare su mi piace!!!!1!1!11!!!” passano le peggio cazzate su…

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Horses and Humans

MrChinaski:

Da quando ho scoperto che Steve McCurry tiene pure un blog fotografico, aspetto i suoi post come il galeotto brama l’ora d’aria. Stavolta protagonisti sono i cavalli.

Originally posted on Steve McCurry's Blog:

COLOMBIA-10001 (2)Colombia

They gallop and trot, whinny and neigh, capturing our imagination — and our hearts.
Indeed, horses are said to have done more to change human history than any
other domestic animal,
once upon a time carrying explorers to
new frontiers and mighty armies to great conquests.
- Nature,  PBS

TIBET-10510Tibet

When I bestride him, I soar, I am a hawk:
he trots the air; the earth sings when he touches it;

the basest horn of his hoof is more
musical than the pipe of Hermes.

- William Shakespeare, Henry V

Kabul Survey TripAfghanistan

TIBET-10105nsTibet

There is something about the outside of a horse
that is good for the inside of a man.
- Winston Churchill

AFGHN-12254NFAfghanistan

A horse! a horse! My kingdom for a horse!
-William Shakespeare, Richard III

01025_20, Paraguay, 10/1988Paraguay

A horse gallops with his lungs,
Perseveres with his heart,
And wins with his character.
- Fredrico Tesio

CAMBODIA-10085Cambodia

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Indian Wells 2014, riassunto della finale Djokovic-Federer

Finale al meglio dei tre set. Nei primi due a marcare la differenza è il servizio. La partita sembra mettersi subito bene per lo svizzero che strappa a Djokovic il turno di battuta iniziale (due doppi falli sul punto dell’1-1). Il serbo non riesce a mettere la prima, percentuali da dilettanti, mentre Federer infila i suoi bravi ace e lavora molto bene la seconda. Qualche rovescio dei tempi migliori e si scivola veloci verso un 6-3 fin troppo generoso nei confronti di Nole. Federer è padrone del campo ma Djokovic è troppo brutto per essere vero.

E infatti nel parziale successivo le parti si invertono: il numero 2 del mondo ritrova il servizio, Sua Maestà lo perde. I due prendono a bastonarsi, sul cemento californiano le palline rimbombano come colpi di cannone. Federer si addormenta a fondocampo e Djoko inizia a tessere la sua ragnatela di diagonali. Destra sinistra, sinistra destra, e Roger si sgonfia. L’inevitabile break arriva negli ultimi giochi, puntuale come la morte: 6-3 per il mostro di Belgrado.

I primi game del set decisivo proseguono sulla falsariga del precedente. Le disumane capacità difensive di Novak costringono Federer a sudarsi ogni singolo punto. Il break è una questione di matematica. La partita sembra finita, Roger è stanco, manca della lucidità necessaria per variare i colpi e sottrarsi alla trappola ordita dall’avversario. Poi all’improvviso resuscita, accelera il ritmo, gioca d’anticipo. Tenere la battuta diventa una formalità ma c’è sempre quel break di svantaggio e ormai Djokovic è lì sulla linea di fondo, pronto a servire per il match.

Ed ecco la magia fiorire sul centrale di Indian Wells. Federer rischia il tutto per tutto, prova a piazzare qualche vincente e il serbo gli dà una mano calando repentinamente alla battuta.  In un attimo è 0-40, poi 15-40, poi gioco Federer e 5-5. Il pubblico si gasa e io me la rido sotto i baffi spaparanzato sulla poltrona di casa perché sono convinto che Djokovic accuserà la botta. Roger si sbarazza dell’undicesimo game e Nole si ritrova a servire per rimanere in partita. Al tie-break non ci credo neanche un po’. Quello invece ha nervi di acciaio e si porta facile facile sul 6-6.

Nel tie-break la magia svanisce fra dritti appassiti sulla rete e palle affogate in corridoio e accade esattamente ciò che deve accadere: vince il più forte. 7-3 e torneo al serbo maledetto.

Spengo la tv mentre i fenomeni si danno la mano. L’una è vicina e io sono leggermente incazzato perché domani mi tocca svegliarmi alle 5 e mezza.

P.S. Avrei voluto raccontarvi anche la finale femminile ma A) non l’ho vista B) c’è poco da raccontare, in base alle cronache che ho letto. Flavia Pennetta ha disintegrato la Radwańska 6-2 6-1, complice un problema fisico patito dalla polacca. Grandissima Flavia che a 32 anni e reduce da un’operazione al polso vince il torneo più importante della carriera. Fortuna che ci sono le donne…